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Google Spam Update: impatto e cosa fare sul vostro sito

Google ha completato il secondo Spam Update 2026. Chi ha costruito visibilità su contenuti generati in serie senza autorità reale rischia cali di posizionamento.

In sintesi

  • Google ha concluso il rilascio globale dello Spam Update di giugno 2026 in circa due giorni, su tutte le lingue.
  • È il secondo aggiornamento antispam del 2026: la cadenza degli interventi si è accelerata rispetto agli anni precedenti.
  • I siti che violano le politiche antispam di Google rischiano riduzioni di visibilità o cali di posizionamento nei risultati di ricerca.
  • L’aggiornamento non colpisce chi usa l’AI per produrre contenuti, ma chi pubblica contenuti privi di autorità verificabile, indipendentemente dallo strumento usato.
  • Azione immediata: apri Google Search Console e controlla le variazioni di impressioni e clic organici nelle ultime quattro settimane.

Cosa ha fatto Google e perché riguarda anche il tuo sito

Google ha completato il secondo aggiornamento antispam del 2026 in circa quarantotto ore, applicandolo a tutte le lingue e a tutti i mercati. La conferma arriva da Search Engine Journal, che ha documentato il rollout citando le comunicazioni ufficiali di Google Search Central. Due aggiornamenti antispam in sei mesi non sono una coincidenza: è una direzione editoriale precisa da parte di Google, e ignorarla è una scelta con conseguenze misurabili.

La tesi che attraversa questo aggiornamento è semplice e scomoda: Google sta comprimendo lo spazio per chi ha costruito visibilità su volume piuttosto che su sostanza. Per un’azienda italiana che genera contatti, prenotazioni o vendite attraverso la ricerca organica, la domanda concreta è una sola: il mio sito è nella categoria che questo aggiornamento premia o in quella che penalizza?

Se negli ultimi anni il sito ha pubblicato articoli generici, schede prodotto quasi identiche o descrizioni di servizi senza un punto di vista riconoscibile, questo aggiornamento non è una minaccia astratta. È una verifica di scelte editoriali che forse non sono mai state valutate come tali.


Chi rischia davvero: un caso che vale più di una lista

L’errore più diffuso in questo momento è credere che l’aggiornamento punisca l’uso dell’intelligenza artificiale per scrivere contenuti. Non funziona così, e confondere i due piani porta a decisioni sbagliate.

Google è esplicita sul punto nelle sue politiche antispam: ciò che conta è se il contenuto dimostra E-E-A-T, ovvero esperienza diretta, competenza tecnica, autorevolezza e affidabilità. Uno strumento di scrittura, da solo, non soddisfa né viola questi criteri.

Vale la pena sviluppare un caso concreto invece di elencare categorie astratte. Uno studio legale che negli ultimi tre anni ha pubblicato decine di articoli su argomenti giuridici generici, senza collegamento ai casi trattati, senza firma dell’avvocato responsabile, senza aggiornamenti normativi verificabili, è esattamente il profilo che questo aggiornamento colpisce. Non perché abbia usato l’AI, ma perché nessuno di quegli articoli risponde alla domanda: chi è responsabile di questa informazione e perché dovrei fidarmi? Se lo stesso studio avesse pubblicato cinque articoli l’anno firmati dal socio esperto in diritto del lavoro, agganciati a sentenze recenti e aggiornati quando cambia la normativa, avrebbe costruito autorità reale. La differenza non è quantitativa. È che dietro al testo c’è qualcuno che risponde di quello che ha scritto.

Qui emerge la posizione editoriale che vale la pena difendere: il problema non è l’AI, è la delega totale. Chi ha usato strumenti automatici come amplificatori di competenza reale, con revisione esperta e dati propri, ha meno da temere di chi ha usato redattori umani per produrre contenuti intercambiabili. Google non premia l’origine del testo. Premia la responsabilità editoriale.


Come verificare se il tuo sito è stato colpito

Il modo più diretto è aprire Google Search Console e guardare il grafico delle impressioni e dei clic organici nelle ultime sei settimane. Un calo che inizia intorno al 10-11 giugno 2026 e si stabilizza nei giorni successivi è coerente con l’impatto di questo aggiornamento. Un calo più graduale, iniziato settimane prima, suggerisce cause diverse.

Ordina le query per variazione di posizione media: se le pagine scese sono quelle con contenuto più generico, il segnale è chiaro. Confronta poi le prestazioni del blog o della sezione news rispetto alle pagine di servizio o prodotto: spesso la differenza è netta e indica esattamente dove intervenire.

Se Google Search Console non è mai stata configurata sul sito, richiede solo la verifica della proprietà del dominio tramite un codice che un webmaster inserisce in pochi minuti. È gratuita e fornisce dati che altrimenti non esistono.


Cosa fare adesso

Questo tipo di aggiornamento non si risolve con interventi tecnici sul codice. Si risolve con decisioni editoriali, e la prima è la più difficile da accettare: rallentare la produzione di contenuti per migliorarne la qualità.

Identifica le pagine con traffico calato e valuta se hanno un autore identificabile, dati propri, fonti verificabili e un aggiornamento recente. Le pagine che non soddisfano nessuno di questi criteri sono candidate alla revisione o alla rimozione. Una pagina credibile vale più di dieci pagine anonime, e Google lo ha reso misurabile.

La direzione editoriale del sito è una decisione aziendale, non una questione da delegare interamente a chi gestisce il sito sul piano tecnico. Se il sito è un canale rilevante per l’acquisizione clienti, chi guida l’azienda deve sapere che tipo di contenuto viene pubblicato e con quale logica. Questo aggiornamento lo rende ancora più vero.

Azione consigliata: apri Google Search Console, seleziona gli ultimi tre mesi nel report Prestazioni e identifica le cinque pagine con il calo di impressioni più netto a partire dal 10 giugno 2026. Per ognuna, verifica se esiste un autore identificabile e un dato o fonte verificabile. Quello che trovi è la mappa esatta di dove intervenire.


Domande correlate

Il mio sito ha perso visite a giugno 2026: è colpa dell’aggiornamento Google?

Dipende dalla data del calo. Se la perdita di traffico organico si concentra tra il 10 e il 12 giugno 2026, la correlazione con lo Spam Update è plausibile. Verifica in Google Search Console quali pagine e quali query hanno perso posizioni: se sono contenuti generici o prodotti in serie, il segnale è coerente con questo aggiornamento.

Google penalizza chi usa l’AI per scrivere contenuti?

No. Google non penalizza l’uso dell’intelligenza artificiale in sé. Penalizza i contenuti che non dimostrano esperienza reale, competenza verificabile e affidabilità, indipendentemente da come sono stati prodotti. Un contenuto generato con AI, revisionato da un esperto di settore e agganciato a dati reali, è trattato diversamente da un contenuto generico scritto da un essere umano.

Quanto tempo ci vuole per recuperare dopo un aggiornamento antispam?

Non esiste una risposta unica. Il recupero dipende dalla qualità degli interventi fatti sul contenuto e dal tempo che Google impiega a ricrawlare e rivalutare le pagine del sito. In genere si parla di settimane o mesi. Google stessa indica che i recuperi da penalizzazioni algoritmiche richiedono tempo anche dopo aver risolto i problemi alla radice.

Devo eliminare i contenuti scritti con AI dal mio sito?

Non necessariamente. La priorità è valutare ogni contenuto per ciò che dimostra: se una pagina prodotta con assistenza AI è specifica, firmata, aggiornata e agganciata a dati reali, non va eliminata. Se è generica, priva di autore riconoscibile e non aggiunge nulla rispetto a ciò che già esiste online, la revisione o la rimozione è preferibile al mantenerla.


Fonti:

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