Google cambia le regole: AI e back-button nel mirino
Google cambia le regole: AI e back-button nel mirino
Google ha aggiornato le sue spam policy, le regole che definiscono i comportamenti vietati per chi vuole comparire nei risultati di ricerca, con due nuove linee rosse operative tra maggio e giugno 2025: vietata la manipolazione dei sistemi di intelligenza artificiale per ottenere visibilità, vietato il dirottamento del tasto indietro del browser. Chi usa queste tattiche rischia penalizzazioni dirette, non avvisi preliminari.
In sintesi
- La clausola anti-manipolazione AI è entrata nelle spam policy di Google il 15 maggio 2025; l’applicazione sul back-button hijacking è partita il 15 giugno 2025.
- “Back-button hijacking” significa intercettare il gesto con cui un utente vuole tornare alla pagina precedente, bloccandolo o reindirizzandolo su un’altra pagina del sito contro la sua volontà.
- La clausola AI vieta esplicitamente di cercare menzioni artificiali o inautentiche per influenzare come i sistemi di intelligenza artificiale citano un sito o un brand.
- Entrambe le regole sono già operative: non sono annunci futuri, sono enforcement attivo.
- Chi ha siti con pop-up aggressivi, redirect sul tasto indietro o campagne di “menzioni AI” acquistate deve agire ora.
Due regole nuove, una zona grigia che non esiste più
Google aggiorna le sue spam policy con una certa regolarità. Questa tornata è diversa. Tocca due aree che fino a qualche mese fa erano tecnicamente ambigue, e le rende esplicitamente sanzionabili.
La prima riguarda la manipolazione dei sistemi AI. Google ha inserito una clausola che vieta di cercare menzioni inautentiche con lo scopo di influenzare come i modelli di intelligenza artificiale, incluso il cosiddetto Search Generative Experience, il sistema che genera risposte sintetiche direttamente nella pagina dei risultati di Google, citano o raccomandano un sito. In pratica: comprare citazioni su forum, far pubblicare recensioni false su siti terzi per “insegnare” all’AI a menzionarti, orchestrare menzioni coordinate su social e directory. Era già borderline. Ora è esplicitamente sanzionabile.
La seconda regola è il back-button hijacking (dirottamento del tasto indietro). Funziona così: un utente arriva su una pagina, decide che non è quello che cercava, preme il tasto indietro del browser per tornare ai risultati di ricerca. Alcuni siti intercettano quel gesto e invece di lasciarlo andare lo reindirizzano su un’altra pagina interna, aprono un pop-up, o manipolano la cronologia del browser per rendere difficile uscire. Una pratica diffusa soprattutto nei comparatori di prezzi, nei siti di coupon e nelle landing page più aggressive. Dal 15 giugno 2025, Google la considera una violazione diretta delle spam policy.
Il punto da capire è questo: Google non sta teorizzando futuri aggiornamenti. Sta applicando regole già operative.
Perché queste regole arrivano adesso
Sul fronte AI, il problema è emerso con rapidità. Da quando i motori di ricerca hanno integrato risposte generate da intelligenza artificiale, è cresciuto un mercato parallelo di servizi che promettono di “far citare il tuo brand dall’AI”. Alcuni operatori acquistano menzioni su siti di nicchia, commissionano articoli su domini ad alta autorità, organizzano campagne di link building, il processo di acquisizione di collegamenti da altri siti verso il proprio, con l’obiettivo dichiarato di condizionare cosa l’AI “impara” su un brand. Google ha deciso che questo è spam. Senza se e senza ma.
Sul fronte back-button, la logica è più semplice. Un sito che intrappola chi vuole andarsene non sta servendo l’utente, sta tenendo in ostaggio la sua sessione. Google misura i segnali di comportamento, e un sito che genera frustrazione sistematica ha vita breve nei risultati di ricerca.
Resto convinto che queste due mosse siano collegate. L’AI ha reso molto più visibile la differenza tra chi costruisce autorevolezza reale e chi la simula. Google sta semplicemente aggiornando le regole per riflettere quello che già misura.
Cosa cambia per chi gestisce un sito aziendale
Per la maggior parte delle aziende italiane con un sito istituzionale o un e-commerce gestito con criterio, queste regole non cambiano nulla. Il problema riguarda chi ha delegato la SEO, l’ottimizzazione per i motori di ricerca, a fornitori che lavorano in modo opaco, o chi ha installato plugin e script senza sapere esattamente cosa fanno.
Tre scenari concreti in cui vale la pena fare una verifica.
Clinica o studio medico che ha acquistato un pacchetto “visibilità AI” da un’agenzia: chiedi esattamente come vengono generate queste menzioni. Se la risposta è vaga o include “articoli su siti partner”, hai un problema potenziale. Un’agenzia che lavora in modo lecito sa risponderti in dieci secondi.
E-commerce con un tasso di uscita alto che ha installato script anti-abbandono: verifica che non interferiscano con la navigazione back del browser. Molti strumenti di exit-intent, quelli che mostrano un’offerta quando l’utente sta per lasciare la pagina, lavorano in modo lecito. Altri manipolano la cronologia del browser. La differenza tecnica è sottile. L’impatto sulle policy non lo è.
Hotel o struttura ricettiva che usa una OTA, un portale di prenotazione online come Booking o Expedia, e ha anche un sito diretto: se il sito diretto usa redirect aggressivi per trattenere l’utente, rischi penalizzazioni che riducono la visibilità organica proprio quando stai cercando di ridurre la dipendenza dalle commissioni dei portali. È il peggior momento per farlo.
Vale ancora la pena fare SEO?
È la domanda che ci viene posta più spesso, e merita una risposta diretta.
La premessa è che “ormai la gente chiede tutto all’AI” e quindi i risultati di ricerca tradizionali contano meno. È parzialmente vero. Le ricerche informative semplici vengono sempre più spesso risolte direttamente dall’AI senza che l’utente clicchi su nessun sito. Ma le ricerche con intento commerciale, quelle in cui qualcuno sta valutando un acquisto, un professionista, un fornitore, funzionano ancora attraverso pagine web. E le risposte che l’AI genera le costruisce leggendo pagine web.
Le due cose non sono separate. Un sito ben fatto, con contenuti chiari e autorevoli, è quello che compare nei risultati di ricerca tradizionali ed è quello che l’AI cita quando risponde a domande pertinenti. Un ristorante di Torino con schede prodotto scritte bene e recensioni genuine ha più probabilità di comparire sia nei risultati classici sia nelle risposte generate dall’AI rispetto a un concorrente che ha comprato cinquanta menzioni su directory di settore.
Le scorciatoie non accelerano il processo. Lo sabotano.
Chi vuole capire come funziona concretamente l’obbligo di competenza AI che si sta delineando anche per chi gestisce strumenti digitali in azienda può leggere la nostra guida sull’obbligo di formazione AI previsto dall’Art. 4 dell’AI Act: riguarda anche chi usa o supervisiona sistemi AI nel lavoro quotidiano, non solo chi li sviluppa.
Cosa fare oggi, in ordine di priorità
Prima cosa: chiedi a chi gestisce il tuo sito se ci sono script che modificano il comportamento del tasto indietro del browser. Non serve una risposta tecnica elaborata. Sì o no è sufficiente. Se la risposta è “non lo so”, è già un segnale da non ignorare.
Seconda cosa: se hai acquistato servizi di “visibilità AI” o “ottimizzazione per ChatGPT/Gemini” negli ultimi dodici mesi, chiedi la documentazione di cosa è stato fatto. Le menzioni costruite artificialmente su siti terzi sono ora esplicitamente nel mirino di Google.
Terza cosa: controlla Google Search Console, lo strumento gratuito di Google per monitorare la salute del tuo sito nei risultati di ricerca. Se ci sono penalizzazioni manuali, le trovi nella sezione “Azioni manuali”. Se non hai accesso a Search Console, ottenerlo è il primo passo concreto. Tutto il resto viene dopo.
Domande correlate
Cosa rischio concretamente se il mio sito viola queste regole?
Una penalizzazione manuale da parte di Google può ridurre drasticamente la visibilità del sito nei risultati di ricerca, fino all’esclusione completa per le violazioni più gravi. Le penalizzazioni algoritmiche sono più graduali ma altrettanto dannose per il traffico organico nel medio periodo.
Come faccio a sapere se il mio sito ha il back-button hijacking?
Apri il sito su un browser normale, naviga su una pagina interna, poi premi il tasto indietro. Se invece di tornare ai risultati di ricerca vieni reindirizzato su un’altra pagina del sito o appare un pop-up che blocca l’uscita, il problema c’è. Ripeti il test da mobile.
Comprare recensioni su Google o Trustpilot rientra nella nuova clausola AI?
Le recensioni false erano già vietate dalle policy precedenti. La nuova clausola si aggiunge e copre specificamente i tentativi di influenzare le citazioni nei sistemi AI attraverso menzioni coordinate su siti terzi, forum, directory e contenuti sponsorizzati non dichiarati.
La SEO tradizionale è ancora utile se Google mostra risposte AI dirette?
Sì, per le ricerche con intento commerciale e locale. Le risposte AI di Google attingono da pagine web indicizzate: un sito autorevole e ben strutturato alimenta entrambi i canali. Le ricerche informative generiche sono quelle più erose dalle risposte automatiche.
Fonti:
- https://www.digitalapplied.com/blog/google-june-2026-ranking-update-volatility-seo-analysis (accesso giugno 2025)
- https://momenticmarketing.com/google-updates/june-2026-spam-update (accesso giugno 2025)
Vuoi capire come applicarlo alla tua azienda?
