Costi di egress cloud: fino a 127 volte di differenza
I costi di trasferimento dati dal cloud (egress) variano enormemente tra provider, causando migliaia di euro di spesa inattesa. Scopri come identificarli e ridurli.
Costi egress cloud: fino a 127 volte di differenza tra provider
Tra i provider cloud più diffusi, la tariffa per trasferire dati verso internet varia da zero a $0,12 per gigabyte. A parità di volumi, quella differenza vale migliaia di euro l’anno, senza cambiare una riga di codice.
In sintesi
- Il costo di egress (traffico dati in uscita dal cloud) varia da $0,00/GB su Cloudflare R2 a $0,12/GB su GCP Premium Tier: 127 volte di differenza tra il più economico e il più costoso.
- A parità di 5 TB mensili trasferiti: GCP costa $573, AWS $452, Azure $437, Backblaze $51, Cloudflare R2 $0.
- La voce egress non compare quasi mai nei preventivi iniziali, ma emerge nelle fatture mensili quando il traffico cresce.
- Migrare l’archiviazione di oggetti statici (immagini, PDF, backup, asset media) verso provider alternativi non richiede di toccare l’infrastruttura applicativa principale.
- La decisione resta umana: latenza, residenza del dato, SLA e requisiti di conformità variano per settore e vanno verificati prima di qualsiasi migrazione.
Cosa significa “egress” e perché appare in fattura
Egress, in italiano traffico dati in uscita, indica ogni byte che lascia l’infrastruttura di un provider cloud verso internet, verso un altro cloud o verso la sede del cliente. I principali provider, tra cui AWS (Amazon Web Services, la divisione cloud di Amazon), GCP (Google Cloud Platform, la piattaforma cloud di Google) e Azure (il servizio cloud di Microsoft), addebitano questa voce separatamente rispetto allo spazio di archiviazione.
Il meccanismo funziona così: paghi per conservare i file, e paghi di nuovo ogni volta che qualcuno li scarica o li trasferisce. Un hotel che pubblica le foto delle camere sul proprio sito, uno studio legale che condivide fascicoli digitali con i clienti, un ecommerce che serve immagini di prodotto: tutti generano traffico in uscita ogni giorno, spesso senza saperlo.
Il problema è che questa voce cresce in silenzio. Nei primi mesi, con traffico basso, è trascurabile. Quando il volume aumenta, diventa una delle righe più pesanti della fattura cloud, spesso senza che nessuno l’abbia messa in budget.
I numeri reali a confronto
I dati raccolti da egresscost.com su 5 TB mensili di trasferimento mostrano un divario difficile da ignorare.
GCP in configurazione Premium Tier arriva a $573 al mese per quella sola voce. AWS si ferma a $452, Azure a $437. Backblaze B2, un provider di archiviazione alternativo, scende a $51. Cloudflare R2, il servizio di archiviazione di Cloudflare, azzera completamente il costo di egress verso internet: $0.
La differenza tra GCP e Cloudflare R2 su base annua, a parità di volume, supera i $6.800. Per un ecommerce di medie dimensioni con traffico in crescita, o per una clinica che archivia e distribuisce referti digitali ad alta risoluzione, si tratta di una voce concreta.
Una precisazione va fatta. I cosiddetti “big three”, i tre grandi del cloud ovvero AWS, GCP e Azure, offrono ecosistemi molto più ampi della semplice archiviazione. Il costo di egress più alto riflette anche la rete globale di distribuzione, i livelli di SLA (Service Level Agreement, accordo contrattuale sul livello di servizio garantito) e l’integrazione profonda con altri servizi. Non è un confronto tra equivalenti esatti. Per chi usa questi provider principalmente come deposito di file statici, però, la differenza di costo è reale e misurabile.
Dove si nasconde il costo nelle fatture attuali
Le fatture cloud dei grandi provider sono strutturate in modo da rendere difficile isolare le singole voci. Il costo di egress può comparire come “Data Transfer Out”, “Network Egress” o “Bandwidth”, oppure essere distribuito su più righe a seconda della destinazione del traffico: verso internet, verso altre region geografiche, verso altri provider.
Concretamente: un hotel che usa AWS S3, il servizio di archiviazione a oggetti di Amazon, per servire le foto del sito attraverso CloudFront, il servizio di distribuzione dei contenuti di Amazon, potrebbe vedere il costo di egress distribuito tra due voci distinte senza una riga riepilogativa. Uno studio professionale che usa Azure Blob Storage per i backup potrebbe non aver mai verificato quanto paga per i ripristini. Non è negligenza, è che le interfacce di fatturazione non lo rendono evidente.
Il primo passo concreto è estrarre le fatture degli ultimi tre mesi e filtrare per le voci che contengono “transfer”, “egress”, “bandwidth” o “network out”. La maggior parte dei portali di gestione cloud permette di esportare il dettaglio per servizio in formato CSV. Se quella voce supera il 10-15% della spesa cloud totale, vale un’analisi più attenta.
Quando ha senso migrare l’archiviazione
Non tutti i casi sono candidati alla migrazione. I file che vivono nello stesso provider dei servizi applicativi che li usano beneficiano del trasferimento interno, spesso gratuito o molto più economico. Spostare solo lo storage verso un provider alternativo può introdurre latenza e costi di trasferimento cross-cloud, ovvero tra cloud diversi, che annullano il risparmio.
I candidati migliori sono gli asset statici distribuiti direttamente agli utenti finali: immagini di prodotto per un ecommerce, PDF scaricabili da un sito, video formativi, backup che vengono ripristinati raramente. In questi casi, un servizio come Cloudflare R2 o Backblaze B2 può essere posizionato davanti a una CDN, sigla per Content Delivery Network, ovvero una rete di server distribuiti geograficamente che avvicina i file all’utente finale, senza modificare l’architettura applicativa.
Un ristorante con sistema di prenotazione online che serve menu in PDF e foto del locale, o un’agenzia immobiliare che distribuisce planimetrie e video degli appartamenti, può spostare quegli asset su R2 e puntare il dominio esistente verso il nuovo bucket (contenitore di archiviazione cloud) in meno di una giornata di lavoro tecnico. L’utente finale non nota nulla. La fattura del mese dopo, sì.
Resta un passaggio obbligatorio: la verifica della residenza del dato. Per settori regolati come sanità, servizi finanziari o pubblica amministrazione, la scelta del provider deve tenere conto di dove i dati vengono conservati ed elaborati fisicamente. Cloudflare R2 offre location europee, ma la verifica contrattuale specifica va fatta caso per caso, prima di qualsiasi spostamento.
Cosa fare questa settimana
Tre azioni concrete, in ordine di priorità.
La prima è estrarre il dettaglio di spesa cloud degli ultimi 90 giorni e identificare le voci legate al traffico dati in uscita. Su AWS si usa Cost Explorer filtrando per “Data Transfer”. Su Azure si va su “Cost Management” e si filtra per “Bandwidth”. Su GCP si usa “Billing Reports” cercando “Network”.
La seconda è stimare il volume mensile di trasferimento verso internet per gli asset statici. Spesso basta guardare i log del CDN o del server web per avere un ordine di grandezza in gigabyte. Non serve precisione chirurgica: un ordine di grandezza è sufficiente per decidere se vale la pena approfondire.
La terza è usare egresscost.com per inserire quel volume e confrontare i costi tra provider. Se il delta annuo supera i 1.000 euro, vale una conversazione con chi gestisce l’infrastruttura per valutare una migrazione parziale degli asset statici.
Nessun cambio di provider va fatto solo per ottimizzare una voce di fattura. La decisione finale tiene insieme costo, SLA, conformità normativa e complessità operativa. Il punto è sapere cosa si sta pagando, prima di decidere se cambiare.
Domande correlate
Cos’è il costo di egress cloud e perché varia così tanto?
Il costo di egress è la tariffa per trasferire dati dal cloud verso internet o altri sistemi. Varia perché ogni provider lo prezza liberamente: alcuni lo usano come voce di ricavo significativa, altri lo azzerano per attrarre clienti verso il proprio ecosistema. Non esiste uno standard di settore.
Cloudflare R2 è affidabile per un’azienda italiana?
Cloudflare R2 è usato da aziende di ogni dimensione per archiviare asset statici. Offre location europee e zero costi di egress verso internet. Per dati soggetti a normative specifiche, come in sanità o finanza, va verificata la conformità contrattuale prima di qualsiasi migrazione.
Devo cambiare tutta l’architettura per ridurre i costi di egress?
No. Spostare gli asset statici, immagini, PDF, backup, video, verso provider alternativi non richiede modifiche all’architettura applicativa principale. Si tratta di spostare un bucket e aggiornare i riferimenti nei file di configurazione o nel CDN esistente.
Come trovo la voce egress nella mia fattura AWS o Azure?
Su AWS usa Cost Explorer filtrando per “Data Transfer”. Su Azure vai su “Cost Management” e filtra per “Bandwidth”. Su GCP usa “Billing Reports” e cerca “Network”. Se la voce è distribuita su più righe, esporta il CSV e somma tutte le righe con “transfer” o “egress” nel nome del servizio.
Fonti:
- egresscost.com/compare/ — confronto costi egress per provider (accesso luglio 2026)
