Tre pixel fra un menu che funziona e uno che non si tocca
Abbiamo misurato 437 siti europei sugli schermi dei telefoni: un quarto ha i comandi troppo piccoli e troppo vicini. Poi abbiamo misurato il nostro.
Accessibilità · WCAG 2.2 AA
Tre pixel separano un menu che funziona da uno che non si riesce a toccare
Meta description: Abbiamo aperto 437 siti europei sugli schermi dei telefoni e abbiamo misurato ogni comando. Un quarto di questi siti non rispetta la soglia del criterio 2.5.8. Poi abbiamo misurato anche il nostro.
Vi è mai capitato di toccare la voce “Assistenza” sul telefono e di ritrovarvi dentro la pagina dei prodotti? Non siete stati imprecisi voi. Abbiamo aperto 437 siti europei sugli schermi dei telefoni e abbiamo misurato uno per uno tutti i comandi che contengono: un quarto di questi siti ha le voci di menu così vicine fra loro che il dito non può fare altro che sbagliare. La cosa più interessante, però, l’abbiamo scoperta quando abbiamo puntato lo strumento contro il nostro sito.
La colpa non è del vostro dito
Il dito che tocca lo schermo dei telefoni copre un’area larga più di quaranta pixel, mentre la punta del puntatore del mouse ne copre uno solo. È tutta qui la differenza fra un menu che sul computer funziona benissimo e lo stesso identico menu che sul telefono diventa una lotteria.
Chi scrive le linee guida sull’accessibilità ha messo questa cosa nero su bianco. Il criterio 2.5.8 delle WCAG 2.2 stabilisce che ogni comando deve essere grande almeno 24 pixel per lato. Non è però una regola rigida, e la parte flessibile è proprio quella che conta: un comando più piccolo va benissimo lo stesso, a patto che intorno abbia dello spazio libero. Se fra una voce e quella accanto ci sono almeno 24 pixel, il dito ha comunque dove atterrare anche quando manca il centro.
Detto in un altro modo: il problema non è mai il comando piccolo in sé. Il problema è il comando piccolo appiccicato a un altro.
Per le aziende che vendono online in Europa questo non è un consiglio di buon gusto. È uno dei requisiti tecnici richiamati dall’European Accessibility Act, che è in vigore dal 28 giugno 2025 per i servizi digitali rivolti ai consumatori.
Che cosa abbiamo trovato aprendo 437 siti
Non abbiamo letto il codice delle pagine: le abbiamo aperte davvero, una alla volta, dentro un browser, su uno schermo di 375 per 667 pixel, che sono le dimensioni condivise da moltissimi telefoni. Poi abbiamo misurato dove finiva ogni comando e quanto distava da quello più vicino. In tutto abbiamo controllato 39.337 comandi, circa 58 per ogni sito.
| siti | ||
|---|---|---|
| nessun comando fuori soglia | 297 | 68% |
| uno o due comandi | 32 | 7% |
| tre comandi o più | 108 | 25% |
Un sito su quattro. Quello messo peggio ne ha 384.
Abbiamo poi ripetuto il conto su un secondo gruppo, più piccolo e del tutto separato: 40 siti analizzati in un altro momento e con il browser in configurazione completa, fra cui diversi marchi italiani molto conosciuti. Lì la quota di siti con tre o più comandi fuori soglia sale al 37,5%, e il numero di comandi per sito è dello stesso ordine di grandezza. Non è un campione rappresentativo, perché quei quaranta li abbiamo scelti noi per fare delle prove e non a caso: serve come controprova, e dice che il primo risultato non è un’anomalia del gruppo che abbiamo guardato.
Abbiamo tenuto il conto stretto di proposito. Non contiamo i collegamenti che stanno in mezzo a un paragrafo, perché non possono avere una dimensione propria e la norma li esenta: ne abbiamo lasciati fuori 1.509. Non contiamo nemmeno i comandi che sono coperti da qualcos’altro, come un menu chiuso o un pulsante finito sotto un banner, perché tanto nessuno riesce a toccarli: altri 2.064 esclusi. E un comando entra nel conto solo se è insieme troppo piccolo e troppo vicino al suo vicino.
Non sono i pulsantini, sono i menu
Quando si parla di comandi troppo piccoli, tutti pensano alla stessa cosa: la crocetta che chiude un avviso, la lente della ricerca, l’icona del carrello. È l’immagine sbagliata.
I comandi che cadono sono quasi sempre le normali voci di menu, quelle scritte in testo. Sono alte fra i 15 e i 19 pixel e stanno incolonnate a 20 o 21 pixel l’una dall’altra. Sono menu che sugli schermi dei computer risultano eleganti e ordinati, e che sul telefono chiedono al pollice una precisione che il pollice non ha.
La cosa che colpisce è che nessuno li ha disegnati male. Sono nati per gli schermi dei computer e poi sono stati adattati a quelli dei telefoni stringendo i margini, che è la scorciatoia più naturale del mondo. Il difetto non nasce dalla trascuratezza: nasce dal fatto che nessuno ha provato a usare quel menu con un dito.
Non pubblichiamo i nomi dei siti che abbiamo misurato. Il campione arriva da una lista pubblica dei domini più visitati in Europa, quindi si tratta in buona parte di marchi che conoscete: qui però serve capire quanto è diffuso un difetto, non stilare la classifica di chi ce l’ha.
Poi abbiamo misurato il nostro sito
Arrivati a questo punto, la domanda se la fa da sola. E il sito di quelli che hanno scritto la ricerca?
Abbiamo usato lo stesso strumento, le stesse dimensioni di schermo e la stessa regola. Su otto pagine non abbiamo trovato nemmeno un comando fuori norma. Il controllo è superato.
Il modo in cui lo superavamo, però, non regge a un’occhiata ravvicinata. Diciassette comandi su trentuno della pagina d’ingresso stavano sotto i 24 pixel, esattamente come quelli dei siti che il nostro strumento boccia. Si salvavano grazie all’altra strada, quella dello spazio: erano distanti 27 pixel l’uno dall’altro. Tre pixel sopra il limite.
Tre pixel non sono una scelta di progetto, sono un caso fortunato. Sarebbe bastato aggiungere una voce al menu e stringere un poco le altre per farla entrare, e saremmo finiti dalla parte sbagliata senza che nessuno se ne accorgesse. Compresi noi, che quello strumento lo abbiamo costruito.
Lo abbiamo corretto il giorno stesso. Adesso l’area che risponde al dito misura 24 pixel perché è stata decisa così, non perché il caso ha voluto che fosse abbastanza. La dimensione del testo è rimasta identica: è cresciuta soltanto l’area sensibile al tocco.
Lo raccontiamo perché è il pezzo più utile di tutta questa storia. Quei tre pixel a occhio nudo non si vedono, e nessuno guarda un menu chiedendosi quanto distino fra loro le voci. Se capita a chi ha il metro in mano, figuriamoci a tutti gli altri.
Tre controlli che potete fare subito, senza strumenti
Prendete i vostri telefoni e provate a usare il menu con il pollice, tenendoli come li tenete di solito e non con l’indice appoggiato allo schermo mentre guardate da vicino. Se dovete controllare dove state premendo, il problema c’è.
Guardate lo spazio fra una voce e l’altra, non la dimensione del testo. È l’errore più comune di chi prova a rimediare: si ingrandisce il carattere da 15 a 17 pixel e si pensa di avere risolto. Quello che conta è l’area che risponde al tocco, e quell’area si allarga con lo spazio interno, non con il corpo del testo.
Controllate il piè di pagina e i moduli, che sono i posti dove i comandi vengono rimpiccioliti per far entrare tutto.
Nella grande maggioranza dei casi la correzione consiste in una riga di stile che aggiunge dello spazio interno alle voci. Non serve rifare il sito: sul nostro ci abbiamo messo un pomeriggio.
Che cosa questa ricerca non dice
Ci sono tre limiti, e preferiamo dichiararli noi prima che ce li facciate notare voi.
Abbiamo guardato una pagina sola per ogni sito, quella d’ingresso. Un sito può avere la vetrina impeccabile e il carrello impraticabile, e noi non ce ne accorgeremmo.
Abbiamo usato un solo formato di schermo. Quelle da 375 per 667 pixel sono dimensioni condivise da moltissimi apparecchi diversi, quindi la misura non riguarda un telefono soltanto, ma resta pur sempre un formato solo: sugli apparecchi più stretti le cose peggiorano.
Non pubblichiamo il confronto fra i paesi. Con poche decine di siti per nazione, la differenza fra l’Italia e la Germania sarebbe rumore travestito da dato. Ci torneremo quando i numeri saranno abbastanza solidi da reggere.
E soprattutto: questo è un solo criterio fra i molti che compongono l’accessibilità. Un sito che lo supera può restare inutilizzabile per altri dieci motivi.
Come abbiamo misurato
La rilevazione è stata condotta con il motore di analisi di avstudio su 437 domini europei presi da una lista pubblica dei siti più visitati, distribuiti su 14 paesi. Ogni pagina è stata caricata dentro un browser senza interfaccia, su uno schermo simulato di 375 per 667 pixel, che è il formato condiviso da moltissimi telefoni in commercio. Per ogni elemento interattivo visibile abbiamo registrato la dimensione, la posizione e la distanza dal comando più vicino, applicando sia l’eccezione dello spazio prevista dal criterio 2.5.8 sia l’esenzione per i collegamenti inseriti dentro il testo.
