AI Act art. 4: le FAQ ufficiali sulla formazione
AI Act art. 4: le FAQ ufficiali sulla formazione
A maggio 2025 l’AI Office, l’ufficio della Commissione europea incaricato di supervisionare l’applicazione dell’AI Act, ha reso pubbliche le risposte alle domande operative più frequenti sull’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689. Non è una novità normativa. È una mappa di lettura ufficiale per chi deve costruire o verificare un piano formativo, e cambia il modo in cui si può argomentare la conformità davanti a un controllo.
In sintesi
- L’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act, è in vigore dal 2 agosto 2024 e si applica già oggi sia ai fornitori, cioè chi sviluppa sistemi di IA, sia ai deployer, cioè chi li usa in contesti professionali.
- Le FAQ ufficiali dell’AI Office chiariscono che l’obbligo riguarda il personale che opera o usa sistemi di IA, non tutta l’azienda indiscriminatamente.
- Non esiste un formato di certificazione obbligatorio: l’approccio è flessibile, ma la documentazione interna è indispensabile per dimostrare la conformità.
- Il perimetro formativo va calibrato sul ruolo: chi decide come un sistema viene usato ha obblighi diversi da chi lo usa operativamente.
- L’art. 99 del Regolamento UE 2024/1689 elenca le violazioni sanzionabili e l’art. 4 non è nell’elenco: per la sola alfabetizzazione non c’è una multa propria. La fascia fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo è quella del paragrafo 4 e riguarda altri obblighi di fornitori e deployer.
Cosa ha pubblicato la Commissione e perché conta
Il documento dell’AI Office non modifica il Regolamento. Nessuna norma nuova, nessuna scadenza aggiuntiva. Ha però un peso pratico che non va sottovalutato: chiarisce come la Commissione interpreta disposizioni che nel testo originale erano formulate in termini volutamente ampi.
Per un imprenditore, avere la lettura ufficiale significa poter costruire un piano formativo che regga a un controllo. Senza di essa, si lavora su interpretazioni proprie o di terzi, con il rischio che l’autorità competente la veda in modo diverso.
L’articolo 4 impone ai fornitori e ai deployer di adottare misure per promuovere l’AI literacy, ovvero la capacità del proprio personale di comprendere, usare e valutare criticamente sistemi di intelligenza artificiale. La norma è in vigore dal 2 agosto 2024, e nel testo riscritto dal Digital Omnibus non c’è una soglia da raggiungere: non è imposto un livello specifico per nessuna persona, ed è l’azienda a dosare la formazione. Se la tua azienda usa oggi un sistema di IA in contesto professionale, l’obbligo è già attivo. Per capire se rientri nella categoria deployer o fornitore, la distinzione tra i due ruoli è descritta nella guida ai ruoli fornitore e deployer.
Cosa fai oggi: scarica e leggi le FAQ ufficiali sul portale della Commissione europea (digital-strategy.ec.europa.eu) e verifica se i tuoi sistemi di IA rientrano nel perimetro del Regolamento.
Chi va formato: il perimetro non è tutta l’azienda
Questo è il punto più frainteso. Molte aziende, leggendo “personale”, pensano di dover formare tutti. Non è così.
Il criterio è funzionale: riguarda le persone che si occupano del funzionamento e dell’uso dei sistemi di IA. In uno studio notarile che usa un sistema di IA per la ricerca documentale, l’obbligo formativo riguarda i collaboratori che interrogano quel sistema e usano i risultati nel loro lavoro, non la segreteria che gestisce l’agenda. In una clinica che usa un software di IA per la gestione degli appuntamenti, il perimetro include il personale di front office e chi configura il sistema, non i medici che non ci interagiscono mai.
Il livello di approfondimento richiesto varia poi in base al ruolo. Chi configura o supervisiona un sistema di IA, per esempio il responsabile IT di un hotel che ha attivato un motore di tariffazione dinamica delle camere basato su IA, deve avere una comprensione più strutturata del funzionamento del sistema e dei suoi limiti. Chi lo usa come strumento operativo, il revenue manager che consulta le raccomandazioni di prezzo ogni mattina, ha bisogno di sapere cosa può e cosa non può fare quel sistema, come riconoscere un output anomalo e quando segnalarlo.
Non è simmetrico. Non deve esserlo.
Cosa fai oggi: mappa i sistemi di IA in uso nella tua azienda e identifica, per ciascuno, le persone che li usano o li gestiscono. Quella lista è il tuo perimetro formativo minimo.
Cosa documentare: flessibilità non significa assenza di tracce
Le FAQ confermano che l’AI Act non prescrive un formato specifico di certificazione né un monte ore minimo. Flessibile e proporzionato, dice la Commissione. Bene. Ma attenzione a non leggere questa flessibilità come libertà di non documentare nulla.
La flessibilità riguarda il metodo, non l’obbligo di dimostrare che la formazione è avvenuta. In caso di controllo, dovrai mostrare chi ha ricevuto formazione, su quale sistema di IA, con quali contenuti e quando. Senza questa documentazione, la formazione non esiste agli occhi del Regolamento. Il punto è semplice: se non c’è traccia, non è successo.
Un esempio concreto. Un ristorante con più sedi che usa un sistema di IA per ottimizzare gli ordini ai fornitori in base alle previsioni di copertura dovrebbe conservare i materiali del percorso formativo erogato al responsabile acquisti e al direttore operativo, con data e firma di ricezione. Non serve un attestato rilasciato da un ente accreditato, a meno che la classificazione del sistema non lo richieda per altri motivi. Serve una traccia interna verificabile, anche un documento condiviso su Google Drive va bene come punto di partenza.
Per capire cosa deve contenere la documentazione e come strutturarla, la guida su come dimostrare la formazione AI offre un riferimento operativo aggiornato all’impianto normativo vigente.
Cosa fai oggi: predisponi un registro interno della formazione AI con almeno quattro campi: nome del partecipante, ruolo, sistema di IA coinvolto, data e contenuto sintetico del percorso.
Il contenuto minimo: cosa deve coprire la formazione
Le FAQ non elencano un programma tipo. Indicano però le aree di comprensione che la formazione deve sviluppare, e la logica è più semplice di quanto sembri.
Il personale deve essere in grado di capire cosa fa il sistema di IA che usa, quali sono i suoi limiti, come possono manifestarsi errori o output distorti, e quali sono le responsabilità connesse al suo uso. Tutto il resto è opzionale.
Questo esclude la formazione tecnica sul funzionamento interno dei modelli, argomento rilevante per chi sviluppa sistemi di IA, non per chi li usa. Un responsabile acquisti di un’azienda di ecommerce che usa un sistema di IA per la previsione della domanda deve sapere che quel sistema può sbagliare, in che condizioni sbaglia più frequentemente, e cosa fare quando il risultato sembra anomalo. Non deve sapere come è stato addestrato il modello sottostante, né cosa significhi RLHF, sigla inglese per Reinforcement Learning from Human Feedback, ovvero l’addestramento del modello tramite correzioni e giudizi di valutatori umani.
Tre domande operative per testare i tuoi materiali formativi attuali. Il personale sa cosa fa il sistema? Sa quando può sbagliare? Sa cosa fare in caso di dubbio? Se manca anche solo una risposta, lì c’è una lacuna da colmare prima di qualsiasi altro investimento.
Cosa fai oggi: verifica che i materiali formativi già in uso nella tua azienda coprano almeno questi tre punti. Se mancano uno o più di questi elementi, integra prima di qualsiasi altro investimento formativo.
Domande correlate
Chi è obbligato dall’art. 4 AI Act in un’azienda che usa ChatGPT?
Se l’azienda usa ChatGPT o strumenti analoghi in contesto professionale, rientra nella definizione di deployer ai sensi del Regolamento UE 2024/1689. L’obbligo di alfabetizzazione riguarda il personale che usa quegli strumenti nel lavoro quotidiano, con un livello di approfondimento proporzionato al ruolo e all’impatto delle decisioni supportate dall’IA.
Serve un attestato esterno per dimostrare la formazione AI?
No, le FAQ ufficiali della Commissione confermano che non è richiesto un formato certificato specifico. Serve però documentazione interna che dimostri chi ha ricevuto formazione, su cosa e quando. Un attestato esterno può rafforzare la posizione in caso di controllo, ma non è condizione necessaria per la conformità.
Entro quando va completata la formazione prevista dall’art. 4?
L’art. 4 è in vigore dal 2 agosto 2024, data di entrata in vigore del Regolamento UE 2024/1689. Non esiste una scadenza successiva specifica per l’alfabetizzazione: l’obbligo è attivo da quella data e si applica ai sistemi già in uso.
Cosa rischia un’azienda che non rispetta l’art. 4?
L’art. 99 del Regolamento UE 2024/1689 elenca le violazioni sanzionabili, e l’art. 4 non compare in quell’elenco con una multa propria: per la sola alfabetizzazione non esiste un importo dedicato. La fascia fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, se superiore, è quella del paragrafo 4 e riguarda altri obblighi di fornitori e deployer; le pratiche vietate dell’art. 5 stanno nella fascia sopra, fino a 35 milioni o al 7%. A far rispettare l’art. 4 sono le autorità nazionali di vigilanza, e la formazione non documentata pesa nella valutazione di ogni altra violazione contestata.
Le FAQ della Commissione sono vincolanti?
No. Le FAQ dell’AI Office hanno valore interpretativo, non normativo. Chiariscono come la Commissione legge le disposizioni del Regolamento, ma non modificano il testo della norma né sostituiscono le decisioni delle autorità nazionali competenti o dei tribunali.
Fonti:
- Commissione europea, AI Office, FAQ sull’art. 4 AI Act (alfabetizzazione in materia di IA), maggio 2025: https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/faqs/ai-literacy-questions-answers (accesso agosto 2026)
- Regolamento UE 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale (AI Act), GU L 2024/1689: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=OJ:L_2024_1689 (accesso agosto 2026)
Non costituisce parere legale.
