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Google classifica i profili autore fabbricati come inganno

Google ha modificato le sue linee guida, classificando i profili autore fabbricati come una forma di inganno, non più solo segnale di scarsa qualità. Questo comporta conseguenze più gravi, incluse azioni manuali.

Google ha spostato una frase, nella sua pagina sui contenuti meritevoli di posizionamento, da una categoria all’altra. I profili autore fabbricati, identità inventate create per firmare articoli, non sono più un segnale di bassa qualità. Sono diventati una forma di inganno. Il cambio di una parola sposta tutta la logica sanzionatoria che segue.

In sintesi

  • Google ha inserito, nella pagina che spiega cosa rende un contenuto meritevole di posizionamento, una frase che classifica i profili autore fabbricati come inganno.
  • Il salto di categoria conta: da “bassa qualità” a “inganno” cambiano le conseguenze pratiche previste dalle linee guida, incluse le azioni manuali.
  • Non esiste conferma ufficiale che questo cambiamento sia legato all’aggiornamento antispam di settembre, chiuso l’8 ottobre dopo 13 giorni.
  • Chi lavora con copywriter esterni o firme generiche deve verificare che i nomi pubblicati corrispondano a persone reali e rintracciabili.

Cosa dice Google, testualmente

Sulla pagina dove spiega cosa rende un contenuto meritevole di posizionamento, Google ha aggiunto una frase che definisce i profili autore fabbricati, “fabricated author profiles” nel testo originale, una forma di inganno. Lo ha riportato ppc.land, testata specializzata in marketing digitale.

La parola scelta è “fabbricati”, non “falsi” in senso generico, e la differenza non è un cavillo. Un professionista che firma col proprio nome un articolo scritto da un copywriter non ha un profilo fabbricato: esiste, è rintracciabile, la firma corrisponde a lui. Un profilo fabbricato è un’altra cosa: un’identità costruita da zero, nome inventato, biografia inventata, credenziali inventate, con lo scopo preciso di far credere che dietro quel testo ci sia una persona che in realtà non esiste.

Google non ha ancora pubblicato esempi che chiariscano il confine tra un profilo fabbricato e uno semplicemente anonimo o generico. È un pattern ricorrente nelle policy dell’azienda: si annuncia una stretta, si sposta il peso della prova su chi pubblica, e si lascia agli operatori il compito di indovinare dove sta il confine operativo tra lecito e sanzionabile.

Perché “inganno” pesa più di “bassa qualità”

Nelle linee guida di Google le due etichette non sono intercambiabili. Un contenuto di bassa qualità perde posizionamento nei risultati di ricerca: conseguenza reversibile, quasi meccanica, che si corregge migliorando il testo. Un contenuto classificato come ingannevole rischia le azioni manuali, interventi decisi da un revisore umano di Google su un sito specifico, con conseguenze più dirette e più lente da rimuovere.

Secondo ppc.land, proprio le azioni manuali sono aumentate durante l’aggiornamento antispam chiuso l’8 ottobre dopo 13 giorni e 16 ore, il più lungo da agosto 2025. Non c’è conferma ufficiale che la nuova definizione di profilo fabbricato sia collegata a quell’aggiornamento specifico: sono due fatti riportati dalla stessa fonte nello stesso periodo, non necessariamente la stessa causa. La coincidenza temporale resta comunque un segnale di direzione. Google sta alzando la soglia di rischio per chi pubblica contenuti firmati da identità non verificabili, indipendentemente dal fatto che i due eventi siano tecnicamente collegati.

Per chi pubblica contenuti professionali la domanda cambia forma. Non basta più chiedersi se un testo è scritto bene. Bisogna chiedersi se la persona che lo firma esiste davvero, è verificabile, e se la competenza dichiarata corrisponde al vero.

Il legame con l’intelligenza artificiale è plausibile, non dichiarato

Google nomina, tra i segnali di bassa qualità, anche biografie false e foto generate dall’intelligenza artificiale accanto a profili autore inventati. Ma la frase riportata da ppc.land parla di “profili autore fabbricati” come forma di inganno senza citare esplicitamente foto AI in questo passaggio specifico. È ragionevole pensare che un profilo con foto generata da un modello e biografia inventata rientri nella categoria “fabbricato”, ma resta una deduzione, non una regola scritta da nessuna parte. Chi cerca una risposta netta non la trova in nessun testo ufficiale pubblicato finora. Google chiede trasparenza su chi scrive mentre resta vaga sui propri criteri di enforcement, e questa asimmetria è essa stessa un problema da segnalare, non solo da subire.

Cosa cambia per chi pubblica

Il punto non è riscrivere il sito. È smettere di confondere due problemi diversi: la qualità della scrittura e l’autenticità della firma.

Un’azienda che pubblica articoli a firma di persone che in realtà non li hanno scritti non risolve nulla inventando un ghostwriter con nome falso. La soluzione è attribuire l’articolo all’azienda come entità, oppure far rivedere e approvare il contenuto dalla persona che lo firma davvero. La firma resta sostanzialmente vera anche se la stesura è stata assistita da qualcun altro o da uno strumento.

Una firma dichiaratamente collettiva, tipo “Redazione” o “Team Marketing”, non pone lo stesso problema: non finge di essere una persona che non esiste, quindi non rientra nella categoria dell’inganno per come Google l’ha definita finora. Il rischio nasce solo quando si costruisce un personaggio fittizio, nome, foto e biografia specifici, per simulare un’autorevolezza individuale che non esiste.

Chi gestisce contenuti con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale, per testo o immagini, dovrebbe inquadrare questo tema anche dentro gli obblighi di trasparenza che il diritto europeo sta introducendo. La guida sulla classificazione del rischio AI Act aiuta a capire quando un uso di sistemi generativi richiede un’informativa esplicita a chi legge.

Chi oggi ha in redazione profili autore con biografie gonfiate o foto stock farebbe bene a fare una verifica interna prima che lo faccia Google con un’azione manuale.

Domande correlate

Devo rimuovere le firme generiche tipo Redazione?

No. Google parla di profili fabbricati, cioè identità inventate con nome, foto e biografia specifici. Una firma dichiaratamente collettiva come “Redazione” o “Team Marketing” non finge di essere una persona reale e non rientra in questa categoria.

Una foto generata con AI nel profilo autore è rischiosa?

Non c’è una dichiarazione ufficiale di Google su questo punto specifico. È plausibile che una foto AI abbinata a una biografia inventata rafforzi la percezione di inganno, ma resta una deduzione, non una regola scritta.

Questo cambiamento è legato all’aggiornamento antispam di settembre?

Non è confermato. I due fatti, la nuova definizione di profilo fabbricato e l’aggiornamento antispam chiuso l’8 ottobre, sono riportati dalla stessa fonte nello stesso periodo, ma nessuna fonte dichiara un collegamento diretto.

Un content writer esterno con nome reale è un problema?

No, se il nome corrisponde a una persona reale e verificabile. Il problema nasce quando si costruisce un’identità inventata per simulare un autore che non esiste, non quando si usa personale esterno con firma autentica.

Fonti:

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